“Ehi, hanno scelto il Beli alla 18!!! Wow, alla faccia di certa gente che lo vedeva al secondo giro!”
5 secondi dopo
“NOOOOO… Con tutte le squadre che c’erano, proprio Golden State?! Ok lo stile di gioco, ma hanno 278 esterni, il Beli sarà lo sventolatore ufficiale di asciugamani del Barone, citofonare Jasikevicius per informazioni, maledizione (licenza poetica)!!!”
2 ore dopo
“E andiamo, GS ha mandato Richardson nel North Carolina, Marco si gioca il posto da titolare con Monta Ellis!!!”
Molto in sintesi, questo è quello che è passato per la testa alla maggior parte di noi italiani appassionati di pallacanestro la notte del 29 giugno, data del draft 2007;
alti e bassi, cioè la definizione ideale del Belinelli giocatore e anche del Belinelli nell’ultimo anno in generale, basti pensare alla stagione terribile della Fortitudo con rendimento individuale ai limiti della sufficienza e alla soddisfazione del draft, o alla Summer League dominata con l’esordio a quota 37 e agli Europei, fallimentari per la squadra e… caratterizzati da alti e bassi per Marco, che ha iniziato malissimo e finito in netto crescendo, uno dei pochi da salvare.
Anche in campo, forse per l’ancora giovane età, sicuramente per indole e per caratteristiche, Belinelli accende e spegne come pochi: è capace di far saltare dalla sedia per la rapidità del rilascio di palla in fase di tiro, per le realizzazioni “in striscia”, per la relativa facilità con cui ruba palla in fase difensiva, per certe giocate di atletismo puro, e allo stesso tempo capace di tirare fuori dalle grazie divine il tifoso (e l’allenatore…) per la scelleratezza di certe scelte e per le amnesie difensive.
Come per tutti i rookies, Europei in particolare, ci sono una serie di dubbi, domande, questioni aperte che circondano la sua avventura in California, cerchiamo quindi di capire come potrebbe svilupparsi la prima stagione NBA del numero 18 (ottima scelta, le altre di cui si vociferava sarebbero state ben più impegnative) in maglia Golden State Warriors.
La conferma di Don Nelson sulla panchina della Baia è senza dubbio positiva e Marco ha già dichiarato di apprezzare, sia per la mancanza di pregiudizi dimostrata da Nellie nei confronti degli Europei e dei rookies, sia per il sistema di gioco che privilegia giocatori atletici, versatili, abili al tiro e con ottimo trattamento di palla; in pratica, per il presente non si poteva trovare di meglio. Anche in prospettiva futura, in vista di un miglioramento complessivo che potrebbe e dovrebbe consentirgli di non limitarsi a essere un role player, nello specifico un tiratore, ma di espandere il suo gioco sui 28 metri del campo e guadagnare lo status di titolare nella Lega, la situazione nella quale si viene a trovare a Golden State pare essere positiva; forse sarebbe stato meglio un sistema molto più disciplinato e rigoroso (qualcuno ha detto Popovich?), ma anche con Nelson Belinelli avrà modo di crescere nel modo migliore.
Prima di tutto, l’atteggiamento sembra essere quello giusto: allo sbarco in California -dopo 20 ore di viaggio tra volo e scali- ha atteso solo 3 ore prima di presentarsi agli allenamenti e chi lo invitava a prendersela comoda e a riposarsi se ne sentiva il bisogno si è sentito rispondere “I’m OK. I’m a Warrior now”; durante la Summer League ripeteva “queste partite valgono poco, si farà sul serio solo fra tre mesi”, insomma, sa che ci sarà da lavorare, sa che dovrà guadagnarsi il rispetto dei compagni e dello staff tecnico non solo sul campo e soprattutto ha capito una cosa fondamentale, cioè che a San Francisco (apro e chiudo la parentesi: gran città in cui capitare) le regole le fa il Barone, quindi meglio tenerselo buono, che se no palloni se ne vedranno pochini, al di là del minutaggio.
Passando ad un’analisi più tecnica, una doverosa premessa: già così, già adesso, in quel sistema e con le sue caratteristiche, 20 minuti di Marco in uscita dalla panchina sono un discreto lusso offensivo, l’ha detto proprio Nelson in una recente intervista; in questa fase del gioco gli mancano fondamentalmente un po’ di controllo, una migliore selezione dei tiri e soprattutto una mano sinistra decente per concludere in avvicinamento e in traffico, ma il resto del materiale a disposizione è già di medio/alto livello. Innanzitutto è un buon trattatore di palla e passatore, con capacità anche di conduzione del contropiede; sa tirare coi piedi per terra, è decisamente efficace in uscita dai blocchi (anche se troppo spesso tira in fade away, potrebbe aumentare le sue percentuali con un migliore controllo e una migliore ricerca dell’equilibrio), sa crearsi un tiro dal palleggio, è rapidissimo ad arrestarsi e tirare e riesce ad essere pericoloso anche in penetrazione andando verso destra, avendo oltretutto ottime gambe che possono permettergli di arrivare al ferro e a volte anche sopra -chiedere a Okur e Turkoglu per informazioni-; verso sinistra è invece insufficiente e nella maggior parte dei casi si trova a concludere fuori equilibrio o a perdere palla.
Considerando anche che spesso tende ad accontentarsi del tiro da lontano, rende meno arduo di quanto potrebbe essere il compito del suo marcatore, che può concentrarsi sul contenimento del tiro lasciando un minimo spazio per le penetrazioni a destra ed escludendo l’opzione a sinistra. E qui entra in gioco per la prima volta in questa analisi il ruolo del coach: Marco sa tirare, ama farlo, spesso si limita a questo aspetto del suo gioco, ma ciò, come dimostra la cessione di Jason Richardson, non è quello che Nelson chiede ai suoi giocatori; al di là di discorsi sul salary cap, sul bilanciamento del roster e sul potenziale di Wright -che certamente hanno influito nella realizzazione della trade- resta il fatto che Nellie non abbia mai digerito l’atteggiamento di un giocatore atletico come pochi, in grado di schiacciare come pochi, ma che si accontentava di stazionare sul perimetro e tirare da 5-6-7 metri, senza attaccare il ferro; Nelson chiede sì di tirare da 3, ma dopo aver aperto il campo, mosso la palla -se il Barone ne ha voglia e non crossovereggia sul posto per 20 secondi- e soprattutto dopo essersi creati lo spazio, insomma, tiri facili o comunque buoni, pena diminuzione del minutaggio, della considerazione e della fiducia nel giocatore. Il primo step di crescita credo quindi debba essere a livello mentale, dovrebbe cioè evitare alcune soluzioni troppo “ignoranti” (e la colpa è un po’ anche di Basile, che gli ha indicato la via, poi Marco non aspettava altro ci si è buttato a capofitto…) e principalmente non deve accontentarsi del tiro, vuoi per variare e rendersi più imprevedibile, vuoi per le richieste di Nelson e della stragrande maggioranza degli allenatori; se poi dovesse anche riuscire a metter su una mano sinistra all’altezza della situazione, beh, potrebbe tranquillamente diventare un attaccante di alto livello, da marcare con attenzione e in grado di segnare anche 20 punti a partita.
Tutto molto bello, ma prima di arrivare a ciò occorrerebbe guadagnarsi spazio, cioè dare un contributo anche nell’altra metà campo per non essere più nocivo che utile, ed ecco le dolenti note. La difesa sulla palla è appena discreta, troppo spesso cerca la rubata o l’anticipo e rischia di perdere l’uomo, ma la voglia e i mezzi potrebbero essere più che sufficienti per tenere il campo, anche nel ruolo con la maggior concentrazione di talento; d’altra parte gli esordi in maglia Virtus e poi Fortitudo a Bologna lo vedevano impegnato come specialista difensivo, se imparasse a difendere più con le gambe e gli scivolamenti laterali e meno con le braccia questo fondamentale potrebbe essere considerato non certo un punto di forza del suo gioco, ma quantomeno non sarebbe una pecca, in più il fatto di giocare ogni volta contro una star potrebbe stimolarlo a dare ancora di più; l’aspetto del gioco nel quale Marco è davvero carente è però la difesa di squadra, la marcatura dell’uomo senza palla, e anche qui con Nellie casca bene -o male, a seconda dei punti di vista-.
La principale tattica difensiva dei Warriors -e si è visto soprattutto nei Playoffs- consiste nel mantenere una forte pressione sul portatore di palla e in una serie continui adeguamenti, raddoppi, cambi di marcatura, attuabile solo con 5 giocatori rapidi, versatili e soprattutto in grado di leggere le situazioni controllando con un occhio il proprio uomo e un altro il resto del campo, costringendo così l’attacco avversario ad alzare il ritmo e forzando un maggior numero di palle perse; questa è proprio la più grande pecca di Belinelli: al momento riesce a concentrarsi solo sul suo uomo e in particolare se questi ha la palla in mano, mentre tende ad essere distratto e quasi svogliato nel seguire i movimenti e i tagli a canestro, nel passaggio sui blocchi, nei cambi, nelle letture e negli adeguamenti.
Don Nelson l’ha fatto capire e già detto a varie riprese, ha un certo debole per il talento offensivo di Marco, ma è lontano dal considerarlo sufficiente dal punto di vista difensivo:
“His offensive game is fantastic, but it appears that Belinelli has a long way to go before he can consistently defend NBA players”
Per guadagnare minuti e non limitarsi al ruolo di attaccante dalla panchina Marco sarà in pratica costretto ad imparare a difendere, di squadra e in modo continuativo nell’arco di una partita, e ciò non potrà che fargli bene, in questa stagione e soprattutto in futuro, con magari altri allenatori e in altri sistemi.
Parlando di spazio e minutaggio, andrebbero fatti discorsi sui “rivali” di Marco, ma sono valutazioni che lasciano il tempo che trovano, perché con Nelson si spazia dal quintetto alto con Harrington da 4 a quello bassissimo con Pietrus o Barnes da 4 e Harrington o Wright da 5, con certi segnali (probabilmente lanciati volontariamente da Nellie per saggiare le reazioni dei giocatori) che lascerebbero intendere un utilizzo di Ellis solo come playmaker.
Il quintetto per le prime partite di Regular Season dovrebbe essere Davis-Ellis-Azubuike-Pietrus-Biedrins; con Barnes e Pietrus da 4 e con Stephen Jackson infortunato Marco sarebbe il logico cambio di Ellis e Azubuike, ma da una situazione simile si potrebbe arrivare a un utilizzo stabile di Harrington e Wright o Lasme da 4, ad un ruolo di cambio del Barone affidato a Hudson e a quei 6 giocatori citati a giocarsi 2 posti… E’ anche vero che Nelson ha la tendenza a iniziare la stagione con rotazioni allargate e scegliere progressivamente a chi affidarsi nei momenti caldi della stagione, quindi con solo 8-9 posti reali, ma di “miglior qualità” -basti pensare a Ellis e Harrington, che hanno praticamente smesso di giocare ad aprile e che non sembrano particolarmente graditi al coach, o a Barnes, per il quale vale il discorso opposto- e se Marco avrà la bravura/fortuna di trovarsi in questa lista le prospettive per lui potrebbero essere estremamente rosee.
Per riassumere, cosa aspettarsi da questa stagione?
Per cominciare ci ha spinti a cambiare il nome al blog, e già mi sembra un passo importante… Va beh, torno serio.
La preaseason ha offerto buone indicazioni: 28 minuti a partita con due partenze in quintetto, 13 punti, 2 rimbalzi, 2 assists, 2 rubate, il 40% al tiro (ma solo il 16% da tre) e il 74% dalla lunetta; se confermasse queste medie, sistemando ovviamente la percentuale nel tiro da fuori, ci sarebbe da essere decisamente soddisfatti, con minuti almeno inizialmente raccolti tra secondi e terzi quarti e qualche incursione nei finali di partita in giornate di grazia al tiro; aggiungo che in una di queste situazioni potrebbe scapparci il trentello, magari in una delle 4 sfide coi Lakers e con Kobe, che Belinelli ha già detto essere il massimo termine di paragone per il suo ruolo e l’avversario che è più impaziente di incontrare.
Per chiudere: l’atteggiamento è quello giusto, la voglia di far bene e le possibilità che ciò accada non mancano, il rapporto col coach è cominciato più che bene e la situazione nella quale si è venuto a trovar è sicuramente positiva; alcuni “esperti” americani ed anche alcuni GM lo hanno pronosticato addirittura come sesto uomo dell’anno (…) o come Europeo che avrà il maggior impatto nella Lega (Scola no, eh?…), ma senza esagerare direi che per stupire in positivo c’è sempre tempo e che uno scenario realisticopotrebbe offrire le cifre della preaseason, magari come detto leggermente migliorate, un impegno costante alla ricerca del miglioramento dei punti deboli (difesa di squadra e scelte offensive in primis) e la piena stima e fiducia da parte di Nelson.