Kobe Bryant: “Volevo andarmene perché voglio vincere”
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Riportiamo di seguito l’intervista rilasciata da Kobe Bryant alla “Gazzetta dello Sport” nella quale parla anche dei due “nostri” ragazzi italiani.
LOS ANGELES, 8 febbraio 2008 -
Kobe Bryant, cosa ne pensa dell’arrivo di Pau Gasol ai Lakers?
«E’ un fenomeno, rende il nostro gioco più semplice».
Perché lo spagnolo?
«A dire il vero non lo so. Pau passa la palla, segna, prende rimbalzi. E’ quello di cui avevamo bisogno».
Se dovesse ritornare indietro alla scorsa estate, chiederebbe ancora di essere ceduto?
«Non cambierei una virgola. Sembrerà strano, ma quando ho puntato i piedi ho messo pressione alla dirigenza, ai media e ai compagni di club. Tutti, chi in un modo chi in un altro, hanno capito che l’unica cosa che mi interessa è vincere. Si sono resi conti che dovevamo andare in una certa direzione e oggi siamo pronti ad affrontare una nuova sfida da protagonisti».
Si è parlato di Jason Kidd ai Lakers. Potrebbe in futuro diventare come lui, più orientato a far segnare i compagni?
«Bill Russell una volta mi ha insegnato una cosa: se fai tutto, i tuoi compagni non sono in grado di fare nulla e non miglioreranno mai. Devi saperli coinvolgere, devi saper farli giocare perché altrimenti non andrai lontano. Io posso tranquillamente giocare ogni sera pensando alle triple doppie, ma questo modo di essere sfigura la mia identità. Io alla mia squadra servo in un altro modo e non posso fare tutto».
Morale della favola…
«Non ho problemi a dire che io servo a loro, come loro servono a me. Siamo una squadra e come tale dobbiamo pensare a vincere le partite nel modo più semplice a nostra disposizione».
D’accordo, ma qual è la sua dimensione da qui ai prossimi anni in chiave esperienza e maturazione?
«Non ci penso. Ci sono diverse varianti ma alla fine cerco solo di rimanere me stesso come ho sempre fatto fino ad oggi».
Cosa passa per la testa a Kobe Bryant quando ha in mano la palla per l’ultimo tiro?
«Mettila dentro. Mettila dentro e basta. Se poi vedo un uomo vicino, allora posso pensare di coinvolgerlo e con un possibile scarico».
Poi cosa si prova?
«E’ bellissimo».
Perché Michael Jordan è importante per Kobe Bryant?
«Perché è un mito. Io e Michael ci sentiamo spesso e non ho problemi a dire che lui è uno dei miei mentori. Una persona che mi dà consigli, che mi insegna a diventare un leader e che mi aiuta a capire e leggere certe situazioni. Michael è un punto di riferimento».
Perché ha cambiato il numero di maglia e ora usa il 24?
«E’ una storia tutta mia, legata ad una filosofia che parla di come l’uomo dovrebbe utilizzare il potere delle 24 ore che ci sono in un giorno».
Shaquille O’Neal è finito a Phoenix, il titolo resterà a Ovest?
«Lo spero per me, prima di tutto per me, poi non dico nulla. Personalmente non saprei come commentare questa notizia».
Cosa pensa degli italiani della Nba?
«Sono molto bravi e sono sicuro che si toglieranno presto delle soddisfazioni. Andrea Bargnani va, chi deve tenere duro in questo momento è Marco Belinelli. La situazione non è delle più agevoli ma sono sicuro che arriverà anche il suo giorno. Deve solo avere pazienza».
Chi le salutiamo in Italia?
«Tutte le persone che mi dimostrano il loro affetto e la loro stima. Mi fanno davvero un sacco di piacere»